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PD San Clemente


FESTA di SAN GREGORIO 2012 0

Pubblicato il 12 marzo 2012 da PD San Clemente

ANTICA FIERA DI SAN GREGORIO

PRENOTA PRANZO O CENA ALL’OSTERIA DI SAN GREGORIO (PD VALCONCA)IN PIAZZA UMBERTO I FINO A DOMENICA.TI ASPETTIAMO MANGI BENE TI DIVERTI E AIUTI IL PD VALCONCA.
TEL.:3494940583 Oriana

DAL 10 AL 18 MARZO 2012

GUARDA IL PROGRAMMA DELLA FIERA

http://issuu.com/emilianocarlini/docs/sgreg-2012web/3

Il Gruppo PD lancia una campagna di comunicazione per illustrare il patto per la crescita intelligente, sostenibile e inclusiva” 0

Pubblicato il 24 febbraio 2012 da PD San Clemente
Il Gruppo PD lancia una campagna di comunicazione per illustrare il patto per la crescita intelligente, sostenibile e inclusiva”
Il Gruppo PD Emilia-Romagna lancia una campagna di comunicazione per illustrare l’accordo per la crescita intelligente, sostenibile e inclusiva siglato fra la Regione Emilia-romagna, UPI, ANCI, UNCEM e la Lega Autonomie regionali, le Associazioni imprenditoriali, le Organizzazioni Sindacali regionali, ABI e il Forum Terzo Settore. Un accordo che, come da tradizione nel nostro territorio, ribadisce la volontà di esprimere una cultura di governo attraverso le forme della concertazione per obiettivi condivisi.

I punti principali dell’accordo sono diversi:

1) La promozione della legalità e il sostegno dell’economia sana sono una priorità irrinunciabile, tanto più in una fase come quella odierna in cui la recessione rende più pervasivi i tentativi delle economie illegali di inquinare l’Emilia-Romagna.
2) L’impegno rispetto al fatto che al recupero dell’evasione fiscale coincidano investimenti per la crescita e l’occupazione, riducendo così la pressione sul lavoro e sulle imprese, va nella direzione del raggiungimento dell’equità, obiettivo di cui in questo Paese c’è più che mai bisogno.
3) Corrette ed avanzate relazioni sindacali sono parte integrante delle politiche di responsabilità sociale d’impresa e sono la premessa per una maggiore partecipazione dei lavoratori non solo alla distribuzione del reddito, ma alle scelte per uno sviluppo fondato sul sapere, la green economy e la valorizzazione del made in Italy.
4) Infine ci si è voluti confrontare con il dato, veramente drammatico, della disoccupazione giovanile e delle troppe differenze che ancora vigono su in Italia fra lavoratrici e lavoratori. La Regione Emilia-Romagna continuerà a muovere su questo terreno passi concreti affinché l’approccio al mondo del lavoro da parte di giovani e donne sia agevolato a qualsiasi livello, partendo dalla formazione e arrivando all’inserimento e all’incentivazione di contratti che non trasformino la vita dei nostri e figli e nipoti in un’esistenza da precari.

L’opuscolo che illustra il patto per la crescita è stato stampato in oltre 125mila copie, da ieri è a disposizione in tutte le federazioni locali del PD Emilia-Romagna e verrà distribuito durante le iniziative dei territori. Tutti i consiglieri del Gruppo PD alla Regione Emilia-Romagna saranno a disposizione per illustrare il patto in eventi pubblici, in incontri con le rappresentanze sindacali e nelle iniziative dei circoli PD.

Attraverso il patto la Regione Emilia-Romagna rafforza la coesione sociale, messa a dura prova dalla grave crisi economica in atto, e rilancia la propria azione futura al di là delle pur serie difficoltà del momento che stiamo vivendo, senza rinunciare a cogliere le sfide che l’innovazione e la contemporaneità le pongono e che l’hanno sempre vista pronta a dare un proprio contributo propositivo per il territorio ed i cittadini che lo abitano.

Marco Monari
Presidente Gruppo PD Regione Emilia-Romagna

ALLEGATO
Opuscolo “Un patto per la crescia, sostenibile e inclusiva”

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ASSEMBLEA ISCRITTI DEL 23/01/2012 RIMANDATA CAUSA NEVE SI FARA IL 21/03/2012 0

Pubblicato il 25 gennaio 2012 da PD San Clemente

OSTERIA”VECCHIA ROMAGNA” SAN GREGORIO 2012 0

Pubblicato il 25 gennaio 2012 da PD San Clemente

VALCONCA DALLA PARTE DEI CITTADINI 0

Pubblicato il 23 febbraio 2012 da PD San Clemente

Franceschini: “Basta maggioranze variabili niente forzature sull’articolo 18 serve il consenso dei sindacati” 0

Pubblicato il 07 febbraio 2012 da PD San Clemente

«Innanzitutto, mostra il rischio davvero grosso che quando le forze politiche non trovano tra loro un’intesa, Lega e Pdl tornano a votare insieme e sono maggioranza in Parlamento. Né ci si può affidare a una logica di maggioranze variabili e imprevedibili».
Intervista a Dario Franceschini di Giovanna Casadio – La Repubblica

Su giustizia, articolo 18e mercato del lavoro, il Pd è in allarme, onorevole Franceschini?
«Noi Democratici abbiamo cercato e voluto il governo Monti, al contrario del Pdl che l’ha subito. Sapevamo che non sarebbe stato un cammino semplice, perché un esperimento totalmente inedito, reso possibile dall’emergenza e dalla gravità della crisi, cioè di avversari politici che si sono scontrati duramente e che torneranno a scontrarsi alle elezioni, e che intanto sostengono lo stesso governo è inevitabilmente difficile. Però il Pd appoggia Monti pienamente, sapendo che il lavoro è appena iniziato».
Tuttavia il segretario Bersani lancia l’offensiva e avverte che i Democratici non sono disposti a farsi prendere in giro.
«Il voto a Montecitorio sulla responsabilità dei giudici è stato gravissimo. Innanzitutto, mostra il rischio davvero grosso che quando le forze politiche non trovano tra loro un’intesa, Lega e Pdl tornano a votare insieme e sono maggioranza in Parlamento. Né ci si può affidare a una logica di maggioranze variabili e imprevedibili. A Monti abbiamo chiesto un suo impegno diretto per trovare una soluzione su quei “nodi” su cui è prevedibile uno scontro tra le forze politiche. Ferma restando la nostra lealtà».
Anche se il governo modifica l’articolo 18 sarete leali a tutti i costi?
«Non penso che il problema si porrà. Il ministro Fornero ha detto ci sarà un percorso di concertazione con le parti sociali, sindacato in primo luogo. Non mi riferisco solo al confronto, che è dovuto, ma al testo che giungerà in Parlamento e che dovrà avere il consenso delle parti sociali, indispensabile in un momento così carico di tensioni nel paese. Attenzione, però: nessuno faccia forzature su questo, né alle Camere né tantomeno nel paese».
E diventato Berlusconi ora il più convinto supporter di Monti, almeno a sentire le ultime dichiarazioni?
«Dopo vent’anni non riesco proprio a credere alle dichiarazioni di giornata di Berlusconi, e comunque se fosse vero che lo sostiene in modo convinto, ben venga».
L’ex premier pensa a una riforma elettorale con il Pd. E voi come rispondete a questa offerta di dialogo?
«Rispondiamo che non siamo disposti a escludere il Terzo Polo da un accordo. Facciamo un passo indietro. Il tema legge elettorale/riforme costituzionali è un compito affidato al Parlamento: al governo spetta affrontare l’emergenza economica, alle forze politiche costituire un sistema di regole che metta nelle condizioni chi vincerà le elezioni di riuscire a governare. Manca più di un anno alla fine della legislatura ed è un tempo più che sufficiente perché il Parlamento cambi i propri regolamenti, superi il bicameralismo perfetto e le sue lentezze, faccia una nuova legge elettorale. Non si può usare l’alibi del poco tempo. Noi vogliamo fare anche alcune riforme istituzionali e la legge elettorale. Ma non potremmo mai rinunciare alla modifica del Porcellum, dell’attuale legge porcata».
Quindi, pensate a un confronto con il Pdl?
«Serve una intesa molto larga. Alla trattativa devono partecipare tutte le forze parlamentari, comprese Idv e Lega. Tanto che Anna Finocchiaro e io abbiamo proposto le conferenze congiunte dei capigruppo di Camera e Senato e stiamo aspettando la risposta dei presidenti Fini e Schifani. La sede è istituzionale e nessuno può parlare di inciuci. Questo è l’obiettivo massimo, ovvero una intesa generale. Ce n’è però uno imprescindibile: l’accordo tra le forze che sostengono Monti. Perciò se l’idea è di un’intesa tra Pd e Pdl a scapito del Terzo Polo, la risposta è “no”. Sia perché la legge elettorale non si può fare imponendo la logica dei numeri in Parlamento, sia perché si metterebbe a rischio il governo stesso».
Quali caratteristiche sono irrinunciabili per il Pd in una nuova legge elettorale?
«Primo, restituire agli elettori la scelta degli eletti, per noi con i collegi uninominali; liberare dal vincolo delle alleanze forzose, inevitabilmente eterogenee e incapaci p oi di governare; ridurre la frammentazione partitica. Incontri a livello tecnico ce ne sono già stati, e mi pare del tutto naturale. Ce ne saranno altri».
Il discredito nei confronti della politica è altissimo, e il “caso Lusi”, il tesoriere della Margherita che è il partito in cui lei militava contribuisce ad aumentarlo.
«Anche dalle vicende più brutte come questa possono scattare dei meccanismi virtuosi. Oggi tutti capiscono che, se si vuole difendere il finanziamento pubblico ai partiti, vanno introdotte regole di controllo e certificazione scrupolose, che garantiscano la totale trasparenza».

Luigi Lusi cancellato dall’anagrafe degli iscritti PD 0

Pubblicato il 07 febbraio 2012 da PD San Clemente

Decisione presa all’unanimità dalla commissione dei garanti del PD: Lusi non fa più parte del Partito Democratico

simbolo del pd

La commissione dei garanti del PD ha deciso, all’unanimità, la cancellazione dall’anagrafe degli iscritti e dall’elenco degli elettori del PD del senatore Luigi Lusi. Da oggi Lusi non fa più parte del Partito Democratico.

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I garanti del partito hanno adottato la massima sanzione prevista che è la cancellazione dall’albo degli elettori e dall’anagrafe degli iscritti. Lusi, ha spiegato il presidente del Comitato di garanzia, Luigi Berlinguer, al termine della riunione, “non è più membro del Partito Democratico”. I garanti hanno definito molto gravi i reati contestati all’ex tesoriere della Margherita che ha una grave responsabilità non da lui contestata ma ammessa.

L’appropriazione indebita all’ex Margherita, secondo i garanti, “ha causato un grave danno al PD e preoccupato l’opinione pubblica”. Da qui la decisione di adottare la sanzione più grave che è la cancellazione dall’albo degli elettori e dall’anagrafe degli iscritti perché, ha spiegato Berlinguer, “l’espulsione non è una sanzione più prevista negli statuti dei partiti ma concettualmente la nostra decisione è la stessa”.

Bersani: “Dal 2013 basta governissimi sceglieremo un nuovo premier e nascerà una coalizione diversa” 0

Pubblicato il 07 febbraio 2012 da PD San Clemente

«Non si può andare in campagna elettorale proponendo governissimi. Anzi. Lo stesso percorso di certe leggi che stiamo approvando adesso, ci dice che una vera opera di riforme e di ricostruzione devi farla chiedendo un impegno al corpo elettorale».
Intervista a Pier Luigi Bersani di Goffredo De Marchis – La Repubblica

Bersani sul Parlamento italiano  Bersani sul Parlamento italiano
Pier Luigi Bersani non vuole staccare la spina al governo Monti. «Semmai attaccarla meglio. Non vorrei che lasciando passare uno strappo dopo l’altro ci trovassimo in una situazione complicata e ci fosse un cortocircuito». Lo preoccupa la nascita di un «nuovo sport. Quello per cui dietro la copertura di un formale sostegno all’esecutivo ci sia la convergenza tra chi insulta Monti come la Lega o Scilipoti e il Pdl. Questa è una presa in giro».
E se le prese in giro continuano?
«Ribadiamo a tutti gli interlocutori la nostra scelta di appoggiare un governo che abbiamo voluto in nome dell’Italia prima di tutto. Anzi, anticipo il nostro nuovo slogan: Italia bene comune. Non pretendiamo che assuma il 100 per cento delle nostre proposte. Ma il punto è non aprire un fossato tra l’esecutivo e l’opinione pubblica. Se passa l’idea che si può allungare l’età pensionabile di un infermiere di 4 anni ma non si possono toccare notai, banche e titolari di farmacie si crea un problema serio. Lo dico per dare forza al governo non per indebolirlo. Stia attento alle trappole».
Rai, responsabilità civile dei giudici e liberalizzazioni. Sono questi i temi?
«La vicenda della Rai è grave non solo per le ultime nomine ma anche per certe frasi che sento pronunciare ad autorevoli esponenti del Pdl. Del tipo “un intervento del governo sull’azienda sarebbe illegittimo”. Ma scherziamo? È surreale. Una società interamente pubblica può e deve essere sottoposta a un intervento legittimo del governo. Per cambiare la govemance di un’azienda oggi ingestibile».
Giustizia.
«Si parte con una posizione formale del governo e una del Pdl che dice di essere d’accordo. Poi vedo applausi a scena aperta per un emendamento della Lega su un tema delicatissimo come quello della responsabilità civile. A quel voto va posto rimedio. E aggiungo: siccome abbiamo le orecchie lunghe sento che attorno al decreto liberalizzazioni si muovono meccanismi della vecchia maggioranza Pdl-Lega per indebolirlo. Invece noi vogliamo rafforzarlo perché l’effetto sulla vita dei cittadini risulti visibile».
Troppe carezze di Monti al Pdl visto che sono la maggioranza uscente?
«Non credo. Se fosse così è chiaro che sarebbe un errore. Il Pdl ha molte più responsabilità delle nostre per come si è arrivati all’emergenza conclamata in cui ci troviamo. Loro, a maggior ragione, non possono ottenere il 100 per cento».
I ministri e il premier non riescono a sottrarsi dalle battute sull’articolo 18. L’ultima è del ministro Cancellieri. Le dà fastidio?
«Qualcosa si potrebbe rimproverare ai membri del governo ma so bene che alle domande si risponde. Il punto è un altro: come mai la nostra discussione pubblica è inchiodata da anni su questo punto e non si sposta il riflettore su come creare lavoro?».
Lo ha detto a Monti?
«Conosco il pensiero del presidente del Consiglio e so che per lui la questione è molto più complessa della frase sulla monotonia. Ma è vero che alcune dichiarazioni sembrano protrarre il dibattito ideologico degli ultimi anni, cioè del governo Berlusconi. E questo è un male. Guai se nei prossimi mesi ci fosse una spaccatura sulle regole che sono solo una parte del problema».
Ma all’articolo 18 ci arriverete.
«I partiti non possono permettersi di accendere fuochi. Noi stiamo zitti e non interferiamo su questo tema. C’è un tavolo del governo con le parti sociali. Accetteremo qualunque accordo nato in quella sede. Abbiamo le nostre proposte innovative che non toccano l’articolo 18. Ma non escludiamo perfezionamenti nella sua gestione a cominciare dai percorsi giurisdizionali. Ma vorremmo rivoltare l’agenda partendo dalla domanda: come si crea un po’ di lavoro?».
Siete tentati da un patto Pdl-Pd sulla legge elettorale?
«La premessa è che bisogna parlare con tutti. Le forze che sono in Parlamento e quelle fuori. Ci interessa una legge che pacifichi il Paese e venga riconosciuta da molti non da pochi. Non mi interessa invece un uso strumentale della riforma dove due soggetti lasciano fuori gli altri. Il Pd non è disponibile».
E cosìsipossono fare legge elettorale e riforme costituzionali?
«La priorità è cancellare il Porcellum, toglierlo di mezzo. Anche qui il Pd ha la sua proposta ma è assolutamente flessibile a discutere fatti salvi alcuni paletti. Sento che Bossi dice “non si tocca nulla”. In questo modo torniamo al nuovo sport di cui parlavo prima. Se scattano istinti di vecchia maggioranza ci teniamo il Porcellum. Ma questo è un punto dirimente».
Che può mettere in discussione il governo?
«Un punto che porterebbe a un confronto politico molto acceso».
Il caso Lusi riapre la questione morale nel Pd?
«Sulla vicenda in sé il Pd non sa nulla e non c’entra nulla».
Ma Lusi è un senatore del Pd.
«Il Pd nasce senza patrimoni e senza debiti altrui. Con bilanci certificati. Di una persona iscritta al partito coinvolta in casi giudiziari si occupa la commissione di garanzia».
Troppi soldi ai partiti dal finanziamento pubblico?
«Andiamo a vedere come viene finanziata la politica negli altri Paesi europei e adeguiamoci ai migliori parametri».
Scopriremo che gira più denaro o meno?
«A occhio direi la stessa quantità. Con delle voci singole da modificare come si è fatto per i parlamentari colpendo vitalizi e rimborsi delle spese. È necessario che i bilanci siano certificati dalla Corte dei conti. Annullare i meccanismi che consentono di sopravvivere anche ai partiti estinti ed evitare che nascano gruppi parlamentari che non si sono presentati alle elezioni. Ma dai tempi di Pericle si riconosce il fatto che l’attività politica va sostenuta se si intende avere una democrazia».
Il caso Lusi viene affiancato al cosiddetto sistema Penati, al finanziamento occulto dei Ds?
«Penso solo al Pd. Le calunnie non le leggo nemmeno. Passo tutto agli avvocati per le querele».
Quando farete le primarie per il candidato premier?
«Intanto faccio notare che senza polemiche e sotto la neve stiamo organizzando le primarie per le amministrative dappertutto. Faremo anche quelle nazionali. Il percorso è il solito: il patto di coalizione e qualche mese prima dell’appuntamento elettorale, né troppo presto né troppo tardi, le primarie».
E se le riforme del governo Monti avessero bisogno di una grande coalizione per andare avanti?
«Non si può andare in campagna elettorale proponendo governissimi. Anzi. Lo stesso percorso di certe leggi che stiamo approvando adesso, ci dice che una vera opera di riforme e di ricostruzione devi farla chiedendo un impegno al corpo elettorale».

Bilanci certificati e trasparenti: il Pd li ha, e gli altri? 0

Pubblicato il 03 febbraio 2012 da PD San Clemente

La trasparenza non è uno slogan, abbiamo scritto nelle pagine Internet in cui abbiamo messo online i conti del Pd. Oggi è una questione vitale, se vogliamo che i partiti riconquistino la fiducia e il rispetto dei cittadini.
Antonio Misiani – L’Unità

Tesoriere nazionale della Margherita, mette in luce con crudezza alcuni nodi politici che vanno affrontati a viso aperto. Prima di parlarne credo che sia necessario chiarire che l’altra sera, nella sua performance, Maurizio Crozza, apprezzato da un vasto pubblico (tra cui il sottoscritto), ha lasciato intendere e detto cose sbagliate. È satira, ma c’è il rischio che per far ridere si incida nelle convinzioni di molte persone. Alcune cose vanno dunque precisate.
Primo: il Partito Democratico e la Margherita sono soggetti del tutto distinti, politicamente, giuridicamente ed economicamente. Il Pd, perciò, non ha alcun titolo per determinare indirizzi e fare controlli sul bilancio della Margherita, il cui presidente (Francesco Rutelli) è peraltro il leader di un’altra formazione politica. I 13 milioni di euro al centro delle indagini della magistratura sono stati sottratti alla Margherita, non al Pd. E il Pd non ha mai girato rimborsi elettorali alla Margherita: gli unici rapporti economici sono il pagamento da parte del Pd della sublocazione della sede di Sant’Andrea delle Fratte e il rimborso di alcune spese di gestione della sede e del personale distaccato.
Secondo punto da precisare e ricordare: il bilancio nazionale del Pd, sin dalla nascita nel 2007, è controllato fino all’ultima fattura da una società di revisione indipendente (PriceWaterhouse Coopers, gli stessi che certificano il bilancio della Banca d’Italia). Siamo gli unici a farlo, sulla base dì una precisa scelta politica di trasparenza. Terzo: il Pd ha reagito all’indagine che ha coinvolto un suo parlamentare senza alcuna timidezza, seguendo con rigore le regole che ci siamo dati.
Tutto questo, naturalmente, non toglie in alcun modo dal campo i riflessi politici della vicenda, perché il punto di fondo è la necessità di una profonda riforma del sistema dei partiti, in attuazione dell’articolo 49 della Costituzione. Uno snodo cruciale della più complessiva riforma della politica, che chiama in causa tutte le forze politiche, Pd compreso.
I rimborsi elettorali, di gran lunga la principale fonte di finanziamento dei bilanci nazionali dei partiti, negli anni più recenti sono stati drasticamente ridimensionati: è stato cancellata la prosecuzione dei rimborsi anche in caso di scioglimento anticipato della legislatura e sono stati ridotti del 30 per cento gli stanziamenti. Nel 2010 i rimborsi elettorali ammontavano a 290 milioni. Nel 2011, con la fine dei rimborsi relativi alle politiche 2006, questa cifra è scesa a 189 milioni. Con la progressiva entrata in vigore dei tagli già decisi le risorse si ridurranno ulteriormente a 143 milioni: è un livello inferiore, in termini pro capite, a quanto viene destinato ai partiti in Germania, Francia e Spagna.
Ciò che invece è rimasto invariato è il sistema dei controlli interni ed esterni sui bilanci dei partiti. Secondo la normativa vigente ogni partito che riceve i rimborsi elettorali deve redigere un rendiconto, che viene esaminato dai revisori dei conti interni. Il rendiconto è trasmesso al Presidente della Camera e un collegio di revisori, nominato d’intesa tra i Presidenti di Camera e Senato, verifica la regolarità formale del rendiconto. I bilanci dei partiti sono pubblicati su due quotidiani e sulla Gazzetta Ufficiale. Punto. È un sistema chiaramente insufficiente, che va radicalmente cambiato guardando alle migliori esperienze europee.
Il Pd ha da tempo detto come la pensa: proponiamo che i rendiconti siano sottoposti obbligatoriamente alla certificazione di organismi esterni, siano essi società di revisione o un’autorità indipendente o la Corte dei Conti. Chi sgarra, deve perdere il diritto ai rimborsi elettorali. I rendiconti dei partiti vanno pubblicati non solo sui giornali ma anche su Internet, a disposizione dei cittadini che hanno il diritto di vedere e capire come i partiti si procurano le risorse e come le spendono.
La trasparenza non è uno slogan, abbiamo scritto nelle pagine Internet in cui abbiamo messo online i conti del Pd. Oggi è una questione vitale, se vogliamo che i partiti riconquistino la fiducia e il rispetto dei cittadini.


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